Uno dei momenti più esaltanti della pesca è quando ci si accorge che dopo tanta attesa qualcosa si è attaccato al nostro amo. Non sempre guardando la sola canna si riesce però a capirlo, il più delle volte sembra infatti che il pesce sappia l’istante in cui ci distraiamo.
A differenza di altri tipi di pesca dove la ferrata è fondamentale (vedi la pesca con la bolognese o la pesca a mosca per esempio), nel surfcasting per quanto questa continui ad essere importante, a meno che non ci si trovi in gara dove qualsiasi cosa si muova può essere vitale, ferrare al momento giusto significa principalmente avere la certezza che qualcosa c’è e non rischiare di farsela sfuggire.
Vengo subito al dunque. Personalmente conosco quattro modi per capire se il pesce ha gustato o sta gustando l’esca che gli ho preparato. Il primo e più semplice è quello di fissare con lo sguardo il cimino fino a che qualcosa non lo fa muovere dopodiché si ferra.
Questo articolo è stato pubblicato il Sabato, 9 Maggio 2009 alle 04:37 e classificato in pesca, surfcasting. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.
E’ l’inizio vero e proprio della mareggiata, il vento soffia forte e deciso, il mare inizia ad agitarsi e le onde, inizialmente basse e vicine, crescono di grandezza, numero e intensità molto rapidamente, spesso nell’arco di poche ore, e ad orecchio o a vista ce ne accorgiamo bene, contando i frangenti al minuto o osservando il rapido allontanarsi dell’ultimo frangente. Vi è un eccesso di corrente primaria, ossia quella superficiale che segue la direzione del vento e dal mare viene verso riva; questa fase è annunciata dall’arrivo della bassa pressione che ha il minimo al centro della perturbazione, le isobare sono molto ravvicinate e il vento ha una notevole intensità.
Questo articolo è stato pubblicato il Lunedì, 8 Dicembre 2008 alle 01:12 e classificato in Mare, surfcasting. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.
Il cefalo sicuramente una specie amata da molti per il divertimento che regala in pesca e detestata da altri per le sue abitudini “igieniche” all’interno dei porti.
Le tecniche per la sua cattura sono svariate dalla classica pesca al colpo con canna fissa, alla pesca al tocco in parete, alla mazzetta sul fondo ecc.
Per la sua caratteristica “mangiata” non è sicuramente uno degli avversari più semplici, con molti metodi di pesca è necessario far ricorso a tutto il bagaglio tecnico e di esperienza del pescatore per averne la meglio.
Ma come molte altre specie, quando un branco entra in concorrenza alimentare e soprattutto con esca presentata a galla, anche i più grossi perdono molta della loro naturale diffidenza.
Questo articolo è stato pubblicato il Venerdì, 7 Novembre 2008 alle 10:27 e classificato in light fishing, tecniche di pesca. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.
La boga è uno dei pesci più amati dai pescatori italiani: molto divertente da pescare, è uno sparide che possiede una potenza nascosta capace di svolazzare sulla superficie dell’acqua con salti da record…
Le parti esterne delle dighe dei porti sono il luogo più indicato per pescare questi amorevoli pesci, i quali posseggono abilissime doti di nuotatori e si guadagnano, grazie alle loro fughe, il nominativo di “boghe da corsa”. Si tratta comunque di pesci che risentono della gara, infatti in pastura le boghe abboccano con una facilità estrema, mentre durante la competizione le abboccate diminuiscono così come l’accanimento dei pesci.
Questo articolo è stato pubblicato il Sabato, 25 Ottobre 2008 alle 01:46 e classificato in tecniche di pesca. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.
Dalla barca ancorata al largo si possono esercitare tutti i sistemi di pesca, compreso quello al lancio come lo spinning. Ma più interessanti sono quelli che prevedono l’uso di lenze a mano o di lenze multiple.
Con il nome di palamito, si intende specificamente, ma anche genericamente, una lenza lunghissima munita di pendagli con amo, del tutto simile alle lignok o spaderne di uso dolceacquicolo, e ufficialmente chiamata parangale.
Questo articolo è stato pubblicato il Sabato, 25 Ottobre 2008 alle 01:44 e classificato in pesca dalla barca. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.