SURFCASTING

 

Il Surfcasting è una delle tecniche di pesca sportiva più entusiasmante tra quelle praticate lungo le nostre coste. Il Surfcasting, che deriva dalla frase anglosassone il cui significato è LANCIO OLTRE L’ONDA”. E’ un tipo di tecnica che si effettua soprattutto con mare mosso o con  mareggiate violente e piuttosto frequenti. In queste condizioni di moto ondoso continuo e regolare scava e modella il fondale sabbioso, smuovendo il loro habitat naturale un gran numero di organismi, come molluschi, invertebrati ecc, di cui i pesci grufulatori ne sono molto ghiotti fino ad arrivare quasi a terra..Questi, a loro volta, mettono in funziona una vera e propria catena alimentare  dei grossi predatori, cosi  permette al pescatore di avere a distanza raggiungibile dalla riva tramite una canna da surf, una fauna varia in pascolo sul fondale sabbioso e/o roccioso.Il surfcasting è molto praticato nell’estate perché può regalare delle belle serate rilassanti e divertenti e soprattutto pescose , anche se il periodo migliore è durante l’inverno,quando le mareggiate sono più frequenti nei nostri litorali. Nel surfcasting il lancio è fondamentale per il pescatore perché dovrà raggiungere distanze notevoli per  posare l’esca nella zona da lui scelta.

Per fare tutto questo occorrono attrezzature di notevoli prestazioni: Robustezza,Flessibilità,Leggerezza. Mediamente le canne di un pescatore da Surf  hanno una lunghezza che varia dai 4,10  4,40 ed un mulinello abbastanza grande per sopportare la trazione del filo in uscita e per contenere una quantità di filo sufficiente per raggiungere la zona scelta dal pescatore per posare l’esca. Esistono diversi stili di lancio:L’above cast “lancio che passa in alto”

Questo tipo di lancio a molto preciso ma va a discapito della distanza infatti si possonoraggiungere circa 80mt. Il lancio side cast  molto diffuso nei nostri litorali permette di raggiungere con facilità distanze piuttosto ragguardevoli. Il vero lancio per il surfcaster è il ground  cast con questa tecnica di lancio si possono superare anche i 140mt di distanza con molta precisione. Questi sono i tre lanci più diffusi ma esistono anche altri per esempio il pendulum cast, back cast . Comunque bisogna scegliere il tipo di lancio più adatto per raggiungere la zona più pescosa scelta precedemente  dal surfcaster.

 

Esche

Nel surfcasting vengono impiegate diverse di cui la validità dipende da una serie di fattori,tra cui sono preponderanti lo stato di agitazione del mare e la probabile preda che si va a ricercare. Il massimo del rendimento tra le esche generiche si ottiene dalla sarda,il cui richiama è elevato specialmente da ottobre a dicembre,quando l’acqua si rivela un’ottimo conduttore di odori. Particolarmente efficace risulta l’utilizzo del filetto di sardina avvolto intorno ad un’amo a gambo lungo del numero 4 e assicurato ad esso con uno spezzone di filo elastico. Un’altra esca che bem si adatta al surfcasting è il muggine,che si prepara in filetti come la sarda­: Grazie al grasso che si scioglie lentamente,costituisce un richiamo eccezionale per l’olfatto di numerosi predatori. Esca specifica per il surfcasting è la cicala di mare,ideale per condizioni di mare poco mosso,quando questo crostaceo riesce ad accattivarsi lal fiducia di grossi sparidi. Nel novero delle esce specifiche non poteva mancare il murrice mollusco particolarmente gradito agli sparidi, in particolar modo alla orata. Questa esca riesce a coprire molteplici condizioni di pesca, dove trova impiego adatto il long arm con diametro compreso trallo 0,40 e 0,45. Nella ricerca di prede stanziali e in presenza di mare con moto ondoso moderato, infine, rivela tutta la sua efficacia il verme americano innescato su ami lunghi e leggeri; la resa maggiore viene offerta all’inizio della stagione,quando questo anellide riesce ad attirare prede importanti come l’ombrina spigola e altri grufulatori. Un.altra esca amata nella maggior parte dei surcaster è l’arenicola che grazie alla sua forma ed alla sua fluorescenza notturna riesce ad attirare un maggior numero di pesci di diverse razze e grandezze.

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ROCKFISHING

ROCKFISHING

Nel panorama delle discipline pescasportive recentemente introdotte in acque salate,il rockfishing,la cui traduzione letterale è “pesca dalla roccia”,sta assumendo una precisa fisionomia come tecnica specifica da riva. Importato dal Giappone, ha compiuto i primi passi in Sardegna,dove ha trovato validi estimatori disposti a compiere diverse sperimentazioni per insidiare grandi e medi predatori. Con i primi tentativi coronati da successo,ha cominciato a prendere vita il rockfishing in versione italiana,dedicato a specie come ricciole,cernie,pesci serra,lecce e dentici, la cui cattura,oltre a rivelarsi estremamente emozionante,offre notevoli gratificazioni per la consistente pezzatura delle prede. Pesca essenzialmente di ricerca,il rockfishing sfrutta la particolare produttività di alcune zone,dove una ricca catena alimentare riesce ad attirare pesci,che in particolari condizioni stagionali,frequentano le acque costiere alla ricerca di prede.Per interpretare nel modo giusto il rockfishing occorre sfruttare le postazioni di pesca a picco sul mare,per raggiungere le quali si richiede spesso un certo impegno fisico,anche se in Italia sono più comuni le rive rocciose basse,da cui si può egualmente praticare con successo questa tecnica.La stagione migliore per esercitare il rockfishing si protrae dalla tarda primavera fino all’autunno inoltrato,con punte di rendimento nei mesi di giugno ed ottobre,quando le apparizioni dei predatori lungo le nostre coste sono più frequenti,in quanto meno massiccia è la presenza di imbarcazioni.Nell’arco della giornata non si può parlare di movimenti più favorevoli alla pesca,anche perché la tecnica del rockfishing smentisce la maggiore produttività generalmente riconosciuta al mattino e alla sera: molte volte,infatti,sono proprio le ore centrali della giornata quelle in cui si riescono a ottenere i migliori risultati.Le prede più frequenti de rockfishing sono il sarago,la spigola,l’ orata,la corvina,,la murena il grongo le razze il dentice il pesce serra la cernia,la leccia e la ricciola.

L’ATTREZZATURA

Nel rockfishing sono impiegate canne in grado di lanciare zavorre variabili dai 50 ai 200 grammi:la loro caratteristica principale deve essere dunque la robustezza,ossia la proprietà di sopportare i sopracitati pesi,accompagnata però da una certa morbidezza di azione,necessaria per contrastare la resistenza e la difesa di prese di un certo rispetto.Per le canne da rockfishing,la cui lunghezza media è compresa fra i 4 e i 4,5 metri,si parla ,come per quelle da surfcasting,ripartizione di sezione:ogni pezzo dell’atrezzo,infatti,possiede una sua potenza e conicità,sia in fase di lancio sia di recupero per sfruttare pienamente la canna. Il mulinello deve essere di dimensioni piuttosto generose,in modo da permettere un miglior scorrimento del filo e un recupero più veloce dei pesci allamati.Un modello a bobina fissa delle ultime generazioni,capace di contenere almeno 250 metri di monofilo dello 0,50-0,60,fornisce ampie garanzie di sicurezza anche nel caso di incontri con grossi predatori. Oltre che per quest’ultimo motivo,la scelta di un nylon di simile spessore è ampiamente giustificata dall’ambiente marino in cui si effettua l’azione di pesca.Agendo in luoghi ricchi di scogliere,emerse così come sommerse,vi è spesso il rischio che la lenza possa venire in contatto con le rocce,per cui, onde evitare sgradite sorprese,è sempre meglio ricorrere all’utilizzo di lenze madri di diametro più consistente.

 

AMI PIOMBI E GALLEGIANTI.

Uno degli accessori più importanti nella tecnica del rockfishing l’amo,che può essere diversificato a seconda dell’esca impiegata e della preda.Vi sono ami a gambo lungo e a curvatura rotonda,adatti per innescare i vermi e altre esche simili,e modelli dalla facile penetrazione,destinati a pesci dalle mascelle molto dure come orate,saraghi e dentici. Esistono diversi tipi e forme di piombi,con pesi dai 50 ai 100 grammi e profili filanti,meno soggetti all’incaglio.Quando però si pratica una pesca in cui l’esca viva è capace di trascinare anche un piombo di 100 grammi si ricorre ai piombi grappinati usati nel surfcasting,i quali “tengono” una volta giunti sul punto di caduta e possono essere in seguito richiamati aprendo i grappini.Qaundo invece si vuole sostenere le esche a un’altezza ben definita,si ricorre all’uso dei galleggianti. Nella pesca in superficie si impiegano galleggianti fissi, mentre quelli scorrevoli servono a raggiungere maggiori profondità.

 

I TERMINALI

Classico terminale per la pesca a fondo è quello che prevede l’inserimento di due braccioli sopra il piombo.Si compone di uno spezzone di nylon dello 0,45,lungo circa 80 centimetri e con due girelle alle estremità:una per il collegamento alla lenza madre,l’altra per fissare il piombo finale.Posti a una distanza madia,vi sono due snodi per il collegamento ai due braccioli dotati di ami.A seconda della lunghezza dello spezzone di nylon,si avrà la possibilità di far entrare in pesca le esche o vicino al fondale o a distanza anche di un metro dallo stesso: questo sistema ottimo in condizioni di mare molto mosso e con forte corrente,funziona egregiamente per insidiare saraghi e orate.Un altro terminale prevede un galleggiante scorrevole che può essere bloccato alla profondità voluta con un nodo di arresto,realizzato con del filo di cotone o di lana.Generalmente viene utilizzato quando si ha come esca il pesce vivo,per cui si dovrà ricorrere a un galleggiante scorrevole in grado di sopportarne il peso.

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LEGERING

Andrea Cazzato

Il LEGERING è nato in Inghilterra, il legering si è diffuso nelle acque dolci per poi entrare gradatamente tra i sistemi primari della cattura in acque salate. Come spesso accede nel mondo della pesca sportiva,sono stati garisti, spinti dal desiderio di arrivare al massimo della competitività, a diffondere questa tecnica,che si può considerare come un’evoluzione della classica pesca a fondo,come attrezzature e accessori realizzati appositamente per coprire esigenze sempre più specifiche. I luoghi migliori per pescare a legering sono, nell’ordine, le banchine interne dei porti,le foci dei fiumi e le scogliere naturali ed artificiali.All’interno dei porti le condizioni sono ottimali,sia perché è possibile sistemare comodamente tutta l’attrezzatura,sia per la presenza di fondali poco accidentati dove è abbastanza agevole pasturare e pescare con precisione,senza il pericolo di incagli della lenza.Sia di giorno che di notte la pesca nell’ambiente portuale consente di insidiare con successo SPIGOLE,CEFALI,SARAGHI e ORATE,tutte le specie che accettano volentieri come esca il bigattino. Molto adatte al legering sono le foci dei fiumi,dove spesso si formano fondali sabbiosi frequentati da SPIGOLE e ORATE,attirate dalla varietà di sostanze organiche presenti nelle acque salmastre.Anche le scogliere naturali e artificiali possono regalare ottime soddisfazioni,a patto di individuare il posto giusto dove piazzare l’attrezzatura e i fondali che consentano di effettuare un’azione di pesca continua,senza il rischio di perdere il pasturatore

L’ATTREZZATURA Per praticare il legaring in mare occorrono particolari canne e innesti o telescopiche,la cui caratteristica fondamentale è quella di disporre di due o tre cimini intercambiabili di diversa sensibilità.Lunghi 3-4 metri,questi attrezzi hanno nel cimino l’elemento essenziale che permette di decifrare la mangiata del pesce.Particolarmente usato è il quivi tip, un tipo di cimino che si assembla con facilità alla canna e che può avere un numero infinito di azioni,variabili in funzione della lunghezza,della conicità e del materiale con cui viene prodotto.Molti pescatori,tuttavia, Non soddisfatti dei cimini reperibili in commercio,si costruiscono da soli le vette, dando loro la flessibilità e l’azione adatte al tipo di pasturatore che intendono impiegare. Il mulinello da abbinare a una canna da legering dovrà essere ben proporzionato alla stessa,costituendo un insieme bilanciato e maneggevole.Sulla bobina del mulinello sarà buona norma caracare monofili di diametro variabile tra lo 0,18 e lo 0,20. Accessorio di fondamentale importanza nel legering è il pasturatore,contenitore di plastica trasparente realizzato in varie fogge,che ha lo scopo di portare la pastura nella zona di pesca desiderata. Particolarmente impiegato per la pesca con il bigattino è il pasturatore a cilindro chiuso,munito di un coperchio e di diversi fori sui fianchi per permettere una regolare fuoriuscita dei bigattini e della pastura.

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SPINNING

Andrea Cazzato

La tecnica dello spinning trae la sua efficacia dal movimento impresso agli artificiali,e cioè dal tipo di recupero che il pescatore riesce a mettere in atto. Questa fase,con la quale si dà vita all’artificiale,può essere notevolmente diversificata;l’importante è non renderla mai monotona e regolare e non eseguirla mai alla stessa velocità e alla stessa profondità. Ad esempio,si può far viaggiare l’esca sotto la superficie avvicinando la punta della canna stessa,o muovere l’esca con brevi torsioni del polso, o ancora interrompere oppure rallentare il recupero:tutti interventi che provocano spostamenti dell’artificiale in grado di attirare i predatori.In ogni caso,rendere vivace un’esca artificiale dipende sempre dalla sensibilità del pescatore. Avendo a che fare con specie dall’apparato boccale piuttosto robusto,il ferraggio e l’incoccio con il pesce dovranno essere molto decisi,mentre,per quanto riguarda il salpaggio delle prede,è utile ricordare come la difesa dei pesci di mare risulti più vigorosa rispetto ai loro simili d’acqua dolce,tanto che spesso è necessario ricorrere all’ausilio di un buon guadino.

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PESCA ALL’ INGLESE

Andrea Cazzato

Pesca all’inglese Direttamente proveniente dalle acque interne,la pesca all’inglese è stata introdotta anche nelle acque salse,dove trova un numero sempre crescente di appassionati.Questa particolare tecnica,rivolta sopratutto alle specie ittiche che vivono negli strati superficiali,consente di pescare con una lenza molto sensibile e a una distanza considerevole da riva,eliminando al contempo quella fastidiosa curvatura della lenza che in gergo viene denominata “pancia”. In un ambiente come quello marino,in cui spesso si agisce in condizioni di vento forte e corrente sostenuta, la pesca, all’inglese consente di far lavorare la lenza,e quindi l’esca,in modo molto naturale e in una zona prestabilita anche in presenza di vento contrario. CANNE,MULINELLI E MONOFILI Le caratteristiche della pesca in mare impongono l’esigenza di utilizzare canne più lunghe di quelle normalmente usate nelle acque dolci,dove l’azione di pesca viene svolta da sponde piuttosto basse.Lungo le coste marine,infatti,è normalmente pescare anche da luoghi particolarmente alti.La lunghezza ideale è di 4,2-4,5 metri,contro i 3,6-3,9 metri dalla canna per acque dolci.Praticità,leggerezza e una certa robustezza sono i requisiti principali dell’attrezzo,che può essere telescopico o a innesti.Per la reperibilità in commercio,non vi sono problemi in quanto oggi tutte le case costruttrici producono canne specifiche per questa tecnica,in grado di coprire ogni esigenza di lancio. Il mulinello deve permettere il miglior equilibrio possibile di tutta l’attrezzatura e garantire una certa armonia di azione in ogni fase di lacio:è opportuno optare per i modelli dotati di bobbina conica,che consentono,oltre a un avvolgimento prfetto del filo,una sua uscita facilitata durante il lanci. Per caricare la bobbina del mulinello conviene avvalersi di monofili appositamente confezionati per questa tecnica di pesca.Requisiti indispenzabili sono la morbidezza ,l’elasticità,la resistenza all’abresione e una buona rapidità di affondamento,necessaria per far entrare la lenza in pesca in modo corretto e nel più breve tempo possibile.Generalmente in mare vengono utilizzati monofili di diametro compreso fra lo 0,12 e lo 0,16 anche quando la pesca è rivolta a esemplari di una certa pezzatura.

GALLEGGIANTI, FILI E AMI Nella pesca in mare all’inglese vengono adoperati galleggianti che sopportano pesi da 2 a 20 grammi,nelle forme che vanno dalla classica penna di pavone clla penna con bulbo e che non risentono del moto ondoso.Fino a 4 grammi è consigliabile ricorrere alle penne di pavone per la pesca a breve distanza da riva,mentre nell’impiego di grammature superiori risulta più produttivo l’utilizzo delle penne con il bulbo,galleggianti adatti per la ricerca del pesce lontno da riva,quando le condizioni del mare risultano proibitive per i normali galleggianti. Per inserire il tipico galleggiante inglese esistono diversi metodi;il più diffuso è quello di ricorrere a due pallini di piombo spaccato,posti uno al di sopra e uno al di sotto del galleggiante,collegato alla lenza madre con un piccolo tubicino di silicone, accessorio che consente di poter sostituire con facilità diversi galleggianti.Al di sotto del galleggiante si diparte il finale,opportunamente tarato con l’impiego di pallini spaccati e terminante con un amo sottile (numeri14-18),la cui prerogativa è quella di essere particolarmte resistente per permettere la penetrazione in palati ossei molto duri.

ESCHE La pesca all’inglese in mare ha fatto conoscere tutto il potere adescante della larva di mosca carnaria in acque salate.Oltre a essere molto gradita a quasi tutte le specie ittiche,questa possiede un ottima tenuta al lancio che la rende ideale nella pesca all’inglese.Altre esche adatte sono il pane francese,le sarde,lacozza,tutti i vermi marini e i gamberi. Pescando all’inglese assume rilievo fondamentale effettuare una buona pasturazione per trattenere il pesce in una determinata zona di mare per tutto il tempo della pescata.Poichè spesso si agisce a notevole distanza da riva,occorre imparare a lanciare con precisione la pastura tramite un’apposita fionda.Le larve di moscacarnaria sfuse e incollate,gli sfarinati e le sarde costituiscono le migliori pasture,possibilmente da presentre in palle non eccesivamente grosse. Le prede più comuni nella pesca all’inglese in mare sono le specie che popolano gli strati superficiali vicino alle coste.

Le aguglie, le lecce e le occhiate,abituate a restare sempre distanti dalla riva,vegono insidiate con montature molto morbide,che rappresentano soluzioni particolarmente valide anche nei confronti di saraghi,spigole ed orate.Le boghe e le menole si catturano con lenze molto simili a quelle impiegate per la pesca con la bolognese.Prede piuttosto frequenti sono anche le diverse varietà di cefali che si possono prendere all’amo sia a galla,addirittura senza piombatura,sia a fondo,zavorando correttamente la lenza.

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BOLENTINO

E’ la tecnica di pesca a fondo dalla barca e con l’attrezzatura adeguata è possibile toccare fondali di 500/750 metri. Si può pescare di tutto (cernie,merluzzi) con lenze a mano o con canna e mulinello (il bolentino di profondità richiede mulinelli elettrici per raccogliere il filo). Ovviamente l’attrezzatura sarà adeguata al tipo di preda: il bolentino costiero richiede ami e lenze robusti ma di piccole dimensioni,sezioni di filo oltre il millimetro e ami del 10/0 per la pesca in profondità. I terminali possono essere vari anche se preferiscono il piombo e uno o più ami che possono essere collegati al trave tramite braccioli legati direttamente sulla lenza del terminale oppure montati con girelle, perline a quattro vie, attacchi con braccetto metallico o in plastica e snodi di vario tipo. CANNE Si distinguono due tipi:quelle da barca lunghe circa quattro metri, telescopiche, con anelli e manico rinforzato per una potenza tra i 30 e i 120 grammi. La particola lunghezza permette di contenere i movimenti bruschi dei pesci evitado che il filo si tagli contro la barca o il motore. Le canne utilizzate specificatamente per il bolentino hanno una lunghezza che varia dai 2,50 ai 3 metri con una potenza da 40 a 150 grammi. La loro caratteristica principale non è la lunghezza ma la robustezza.

MULINELLI

Devono essere veloci e robusti perchè devono tirare da grandi profondità le lenze appesantite dai piombi. Per tirare velocemente la preda sulla barca sono utili sia i mulinelli a bobina fissa sia i rotanti(che possono contenere fino a 300 metri di nylon da 20 libre).

 

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CANNA FISSA E BOLOGNESE

 

 

La tecnica della canna fissa e della bolognese può essere usata ovunque:scogliere,porti,foci,canali,acquq dolci e salate. Il bottino può essere notevole variando dai piccoli pezzi fino alle spigole più grandi, è necessario sempre tenere il pesce sotto la lenza con lanci di pastura. Nei porti è possibile effettuare la pesca con il galleggiante e poichè le acque qui sono molto calme i pescatori più esperti usano montature leggere e terminali lunghi per dare all’esca un movimento più naturale possibile.

ATTREZZATURA

Per la canna fissa si consiglia l’uso di modelli da sette otto metri;per la bolognese attrezzi da cinque o sette metri.I mulinelli,non troppo veloci,dovrebbero contenere 100 metri di 0,14 o di 0,16.Dopo ogni pescata si consiglia di lavare l’attrezzatura per evitare incrostazioni di salsedine.A seconda delle situazioni si può pescare con l’esca appoggiata al fondo oppure usando vari tipi di galleggianti:quelli affusolati per la acque calme e quelli sferici per un mare più mosso

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PESCA CON LA CANNA FISSA

LA PESCA CON LA CANNA FISSA: Il luogo ideale dove praticare questo tipo di pesca sono le scogliere oppure le aree portuali. E’ una pesca molto affascinante per chi ama il mare, è molto semplice ma ci vuole tanta e tanta pazienza. Una cosa importante da ricordare è che questo tipo di pesca necessita di una pasturazione molto accurata,a differenza del surfcasting. Le attrezzature per questa disciplina sono numerose ma ne citeremo solo qualcuna: Una qualsiasi canna fissa,un filo che varia dal 0.18 al 0.30,un galleggiante ,ami di diversa misura a seconda del tipo di pesca che si vuole effettuare e piombi (efficcaci risultano le mignonnette).

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