FASE MONTANTE:
E’ l’inizio vero e proprio della mareggiata, il vento soffia forte e deciso, il mare inizia ad agitarsi e le onde, inizialmente basse e vicine, crescono di grandezza, numero e intensità molto rapidamente, spesso nell’arco di poche ore, e ad orecchio o a vista ce ne accorgiamo bene, contando i frangenti al minuto o osservando il rapido allontanarsi dell’ultimo frangente. Vi è un eccesso di corrente primaria, ossia quella superficiale che segue la direzione del vento e dal mare viene verso riva; questa fase è annunciata dall’arrivo della bassa pressione che ha il minimo al centro della perturbazione, le isobare sono molto ravvicinate e il vento ha una notevole intensità.
LA FASE COSTANTE:
E’ la fase in cui il mare, ormai formato, ostenta tutta la sua grandezza con le onde che raggiungono la massima altezza e il vento soffia ancora con forza ma è più costante, come la pressione stessa che ha ormai raggiunto il minimo e rimane costante per tutta la durata di questa fase.
LA SCADUTA (o fase calante):
E’ la fase in cui il vento diminuisce rapidamente di intensità, arrivando a cessare o a soffiare da direzioni opposte, le isobare sono meno frequenti e il minimo barico ha un lieve rialzo. La corrente secondaria aumenta d’intensità sino a superare la primaria, e ora svolge appieno il suo lavoro: scava il fondo trasportando con se quell’insieme di microorganismi e detriti che precedentemente erano stati mossi e sballottati dalla forza delle due precedenti fasi, sino al punto che chiamiamo “ultimo frangente”, dove il tutto si deposita e il fondo è più morbido, “aperto”, a causa dell’incontro tra le due correnti.
Questo punto è riconoscibile a vista perchè separa visibilmente la zona in cui il mare appare “calmo” (più a largo) e quella invece più turbolenta. A tal proposito è utile ricordare che l’onda inizia a frangere quando la profondità diventa circa metà della sua lunghezza.
Con l’evolversi di questa fase, quest’ultimo frangente si avvicina sempre di più a riva, con conseguente avvicinamento del pascolo. Le onde appaiono più ordinate e meno vicine tra loro, chiaramente meno forti e intense delle due precedenti fasi. Tutto questo movimento nel sottoriva, di microorganismi e pesci di media dimensione, attrae le mire dei predatori di taglia più interessante, che si portano così a tiro di canna dandoci la possibilità di fare quello che in realtà è il surfcasting: risalire la catena alimentare.
Considerazioni (personali):
E’ fuori di dubbio che la fase di scaduta sia quella più redditizia dal punto di vista delle possibilità di successo. Se riusciamo a individuare le zone di deposito, come canaloni o buche, e se riusciamo a intercettare la rotta di pascolo incapperemo probabilmente in una fruttuosa giornata. Inoltre a livello fisico e psicologico non è ardua da affrontare come le altre due fasi.
Tuttavia, ma qui parlo solo a livello personale, non è la fase che amo di più. Penso, ma sottolineo che è solo un mio pensiero, che lo spirito del surf casting trascenda il numero di pesci che peschiamo e prediliga invece l’aspetto emozionale e le soddisfazioni non necessariamente legate a una cattura.
Le emozioni che un mare in piena mareggiata può dare, la soddisfazione che traiamo dal solo riuscire a fronteggiarne la forza e nel superare le difficoltà che ne conseguono. Trovare un settore favorevole, riuscire a stare in pesca, riuscire a superare un frangente, sentire quel tonfo sordo e cupo che produce ogni onda, avere paura, rispetto e ammirazione. Penso, e ri-sottolineo che è solo un mio modesto pensiero, che il surfcasting non sia la disperata ricerca della preda, il “devo prendere qualcosa ad ogni costo”, penso che sia piuttosto la disperata e minuziosa ricerca della mareggiata e di determinate situazioni al limite dell’affrontabile.
L’adrenalina che dà l’arrivo di una nuova perturbazione, la curiosità di vedere “come sarà il mare”, la nuova ventata di speranza, che comunque deve sempre esserci. Il surfcasting è un “modo di vivere”, un modo di pensare e di agire, una scelta di comportamento. Lo studio delle condizioni, lo studio della spiaggia e dei settori, la voglia di nuove sfide, di avventure e di emozioni forti che solo un contatto così diretto con la forza della natura può dare.
Per questi ed altri motivi, amo di più affrontare la fase montante e di piena mareggiata, che non posso negare mi abbiano dato sonori cappotti, ma anche le (poche) più belle soddisfazioni della mia vita di pescasportivo.
Per quel che ho potuto notare non vi è una massiccia attività di pascolo del pescettame con queste condizioni avverse, le tocche sono rare, a volte inesistenti e comunque meno frequenti, le esche durano meno in acqua, sballottate da onde e corrente e inoltre bisogna fare i conti con la posidonia strappata e trasportata dalle forti correnti. Bisogna usare attrezzi più impegnativi, zavorre consistenti, terminali e braccioli di lunghezza e diametro adatti, esche resistenti e voluminose. Tutto ciò stanca prima e di più che pescare in scaduta, il fisico è provato dalle basse temperature e dal vento presente e sostenuto, la mente tesa e concentrata in ogni azione che compiamo deve svolgere una costante attività di motivazione, quando le forze fisiche iniziano ad abbandonarci dopo ore di pesca. Ma tutto ciò ha un fascino innegabile, e mi appaga come nient’altro!
Eventi particolari:
C’è un evento, che avviene per lo più in corrispondenza dell’arrivo di una perturbazione e del conseguente crollo barico, quindi della fase montante: la frenesia alimentare.
Il pesce percepisce l’arrivo del mal tempo, percepisce la necessità di far scorta di cibo il prima possibile e prima degli altri, intuendo che potrebbe non potersi cibare per diverso tempo, entrando così in competizione. In questi casi, rari, il pesce perde quasi completamente la sua diffidenza, attaccando con voracità e pochi complimenti qualsiasi cosa gli passi davanti e attiri la sua attenzione.
Le mangiate in questi casi si susseguono con frenesia, e dobbiamo essere capaci di affrontare al meglio la situazione senza perdere un attimo, per non sprecare una simile occasione, che può essere causata non solo dall’arrivo della perturbazione ma anche dall’utilizzo di un’esca particolarmente appetita.
In altre situazioni di pesca può avvenire anche a causa di una particolare pasturazione.
Quindi:
In quale fase preferite andare a fare surf casting ?
Quali situazioni vi hanno regalato le soddisfazioni più belle, e di che tipo?
Come direbbe l’amico Fabio, PARLIAMONE!
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