PARANGALE O PALAMITO

Articolo di: admin

Il parangale o palamito

Dalla barca ancorata al largo si possono esercitare tutti i sistemi di pesca, compreso quello al lancio come lo spinning. Ma più interessanti sono quelli che prevedono l’uso di lenze a mano o di lenze multiple.

 

 

Con il nome di palamito, si intende specificamente, ma anche genericamente, una lenza lunghissima munita di pendagli con amo, del tutto simile alle lignok o spaderne di uso dolceacquicolo, e ufficialmente chiamata parangale.

Tale lenza, nella maggior parte dei casi, lavora sul fondo, dove viene messa in posta la sera per essere ritirata all’alba successiva. Ma palamiti speciali possono lavorare solo a galla o a mezz’acqua o in modo misto, diagonalmente, ecc. Le diverse denominazioni tengono anch’esse conto del tipo di palamito, ma spesso vengono confuse e riferite a tutt’altro tipo di lenza. Così avremo il camace, il cuonzo, il denticiere, la pànola, ecc. Ciò che importa sapere riguarda invece non tanto la particolare tecnica da adottare per la esplicazione di una pesca che in sé è abbastanza semplice, quanto la particolare maestria che è richiesta per escare i cento e più ami della lenza, per posarla poi in acqua e successivamente ritirarla, senza provocare grovigli con ami, lenza madre, pesci innescati, ecc.

 

L’abilità nella pesca con questo attrezzo, che è più da pesca professionale che sportiva, consiste proprio in ciò. Inoltre chi vi si dedica (sempre riferendoci allo sportivo, perché il professionista ha ormai acquisito la necessaria esperienza) deve possedere doti morali, quali un temperamento preciso e tenace, oltre a resistenza fisica. In più deve avere sufficiente dimestichezza con le “cose di mare”. Parlare di palamiti è dunque facile, più difficile è la loro messa in opera. Lo schema di questa lenza (chiamata da posta di fondo), che se ben impiegata può dare notevoli soddisfazioni e permettere la cattura di grosse prede, è paragonabile a un lungo filo armato di ami, che venga depositato sul fondo non in linea retta ma sinuosa e ivi ancorato con grosse pietre, dalle quali si dipartono travi verticali (orze) che raggiungono la superficie e che sono collegate ognuna a un galleggiante di segnalazione.

Costruirsi un palamito per pesca di diletto, cioè di tipo ridotto, non è difficile, e chi ha voglia e tempo può dedicarvisi. Ma forse conviene comperarne uno già pronto nei negozi di pesca locali, insieme a una certa scorta di ami già annodati ai relativi braccioli. Insieme al palamito, sarà data in dotazione la cesta speciale per contenerlo (è molto importante) o l’apposita cassetta; altrimenti si dovrà comperare anche questa. Poi occorre farsi una buona scorta di esche, le più disparate possibile (Anellidi, molluschi, pesci morti, crostacei, ecc.). Quindi si deve disporre della barca, sulla quale, oltre ad aver caricato la lenza multipla, si caricheranno anche due o più pietre di un chilo ciascuna, che dovranno fungere da zavorra. Se non vi hanno dato i galleggianti, costruiteveli voi con grossi sugheri sormontati da un’asticciola con bandierina. Quindi, partite, ma senza allontanarvi troppo dalla riva, raggiungendo un fondale che stia fra i 10 e i 50 metri, non importa di che tipo (attenzione a non calare il vostro attrezzo su intricati relitti subacquei, dai quali non potreste recuperarlo). Calatelo inizialmente alla distanza maggiore rispetto alla costa, verso la quale navigherete lentamente a mano a mano che poserete in acqua la lunga lenza, fino a quando verrete a trovarvi a poca distanza dalla riva, quando sarà il momento di filare l’ultimo tratto, l’ultimo peso, l’ultimo galleggiante. L’operazione la effettuerete nel tardo pomeriggio; quella di ricupero invece avverrà la mattina dopo. Questo è il tempo massimo. Come tempo minimo consigliamo 3 o 4 ore.

È importante non depositare il palamito sulla rotta obbligata dei vari natanti che incrociano e che debbono entrare o uscire dal vicino porto o porticciolo, per evitare che i medesimi lo possano danneggiare o che lo stesso palamito possa danneggiare le loro eliche. Il palamito da fondo può essere deposto sui seguenti fondali: scogliere esterne del molo (fuori dalle rotte); coste rocciose basse corrispondenti a promontori di uguale natura; scogli isolati al largo o fra i medesimi e la costa; nelle fosse, nei canaloni dei fondi sabbiosi; sui bassi-fondi di qualsivoglia natura.

 

Un palamito agugliaro di superficie

Il palamito è costituito da una sagola principale chiamata trave o lenza madre, la cui lunghezza è in proporzione del numero degli ami che porta; può essere di canapa ritorta o di nailon 0,80-1,00. I braccioli con gli ami sono lunghi non meno di un metro e vengono annodati sulla trave alla distanza di parecchi metri l’uno dall’altro, per scongiurare ogni rischio fra cui quello di due grosse prede agganciate a due ami vicini che, dibattendosi, finirebbero col “tesare” fortemente la madre e quindi col romperla. L’intervallo di m 15 è però da considerarsi massimo, anche perché comporterebbe maggior lunghezza della lenza madre.

Le orze sono due sagole di minor diametro, che partono dalle due estremità della madre e che possono avere lunghezza variabile, dai 15 ai 70 metri a seconda della profondità in cui si opera. Possono essere costituite da spezzoni di m 25 l’uno, che si agganciano mediante moschettone, secondo la lunghezza che si vuol raggiungere. Le orze, abbiamo già spiegato, sono travi verticali che sul fondo assicurano la tenuta delle zavorre, in superficie quella dei rispettivi galleggianti. Anche la stessa lenza madre può essere suddivisa in vari spezzoni da agganciarsi fra di loro con speciali moschettoni. La funzionalità di tale accorgimento è quella di avere disponibili più palamiti ognuno custodito negli appositi recipienti, in modo di allungare a piacere tutto il dispositivo, ma anche di diminuire il rischio dei grovigli e, in un certo senso, di facilitare la posa in acqua o il ricupero; inoltre fungono da riserva.

Il palamito deve essere custodito in un apposito panierino o cesto che per tre quarti della sua circonferenza porta sull’orlo una lista spessa di sughero, per fissarvi gli ami. Tale cesto deve essere basso, rotondo, largo e robusto. Invece la cas­setta, come dice il termine, è un recipiente rettangolare, di legno, non molto grande, in cui si può riporre un palamito di breve lunghezza e che porta una sorta di davanzale con copertura di sughero per fissarvi gli ami, i quali possono essere, in tali recipienti, nel numero massimo di 50. In appo­sito ripostiglio possono trovare posto gli ami di scorta e altri accessori, quali moschettoni, lindispensabile coltello, ecc. Il palamito deve trovarsi riposto nella sua custodia (cesto o cas­setta) in modo corretto, ben ordinato (la madre all’interno, gli ami puntati nel sughero), badando che i braccioli non siano attorcigliati attorno alla lenza principale. In altro recipiente vengono custodite le sagole che fungono da orza, i galleg­gianti, ecc.

 

cuonzo è un grande palamito usato dai professionisti, ma non di casa nostra, bensì d’oltre oceano: dai Giapponesi, maestri nell’arte della pesca industrializzata. I cuonzi giapponesi vengono distesi nel Pacifico e nell’oceano Indiano, per 20 e più km e, quando la nave peschereccio procede davanti per calarlo, già leva le ancore la consorella per salparlo, che segue dietro a qualche ora di distanza. L’una cala, l’altra leva, in continuazione, come un lavoro a catena. E le stive si riempiono di pesci di prima qualità: Tonni, Spada, e altre specie frequenti in quei mari. Ma non basta, nel frattempo la prima nave cala anche le reti per insaccare qualche tonnellata di meravigliose Sardine e altri pesci pelagici della famiglia dei Clupeidi. Questi serviranno da “brumeggio”, una volta morti e poi triturati, schiacciati, resi insomma più adescanti, perché verranno gettati in mare per richiamare i pesci grossi che poi finiranno appesi ai lunghi e micidiali pendagli dei cuonzi. Quando li trarranno a bordo, oramai avranno da tempo esalato l’ultimo respiro. Ma tosto una troupe di specializzati, li apriranno, puliranno, tranceranno e infine li surgeleranno negli attrezzatissimi locali sottocoperta della nave-officina.

Da noi si sta tentando qualcosa del genere, per dare la caccia ai Pesci-spada e ai Tonni isolati, vaganti in alto Mediterraneo, particolarmente da parte di pescatori siciliani trasferitisi in Liguria, senza però arrivare ancora ad ottenere quei risultati che una meno incerta strutturazione tecnica e industriale vera-mente all’altezza, ed una più consistente ittiofauna del nostro mare, potrebbero assicurare. Ma, anche a livello dilettantistico, non sono pochi quelli che prendono il largo, con potenti imbarcazioni, o con semplici “gozzi” però bene attrezzati anche per quanto riguarda i motori, per andare a collocare cuonzi di più modesta costruzione.

Questi sono basati su una trave madre di sezione 1,2-1,5 in nailon, portante braccioli pute di monofilo, di 0 1-1,3. Ai due capi della trave maestra (o madre, sono fissate due grosse boe galleggianti o due galleggianti o gavitelli di segnalazione. I braccioli sono parecchio distanziati (dovendo interessare pesci di grossa mole e assai combattivi) fino a circa m 30 e sono lunghi sui m 5. Essi terminano con amo a gambo lungo, stagnato, del n. 1, da mare. Poiché il suddetto palamito deve operare in superficie o appena sotto la medesima, ogni 4-5 braccioli è assicurato un galleggiante, agganciato a una sagola orza che parte dalla maestra, lunga tanti metri quanti ne occorrono perché il palamito peschi a un certo livello dal pelo dell’acqua.

Così preparato, il lungo attrezzo viene calato al tramonto e salpato all’alba del giorno successivo. Per esche si usano quelle solite rappresentate da pesci morti, molluschi vari e principalmente Cefalopodi. I luoghi più adatti sono quelli di passo dei Tonni e dei Pesci-spada.

Ma, un po’ più semplice, ecco un piccolo cuonzo vagante a portata più facile: quello destinato alla cattura di Occhiate e Aguglie, che potrebbe chiamarsi proprio “agugliaro” e che si stende in superficie. Esso trova il suo impiego specialmente nella laguna di Venezia ed è composto da una lenza madre in nailon monofilo dello 0,50, di circa m 300 di lunghezza, sulla quale sono disposti tanti braccioli dello 0,20 di sezione, sempre in nailon, distanziati fra di loro di m 2,50 e lunghi ognuno m 2, che terminano in un amo piccolo stagnato a gambo lungo (n. 15 o 17 da mare). In corrispondenza dell’attacco di ogni bracciolo o pendaglio è collocato un sugherello ovale in materiale espanso (ma che può essere anche di sughero, spesso ricavato dal tappo di una damigiana). Se tondo, ogni galleggiante avrà un diametro di circa cm 5, se ovale, di cm 6×4. Invece ogni pendaglio ha una leggera piombatura a metà circa del monofilo, mediante un piombo di g 5 (non importa di che tipo). Ai due capi della madre sono assicurati grossi galleg¬gianti o gavitelli di segnalazione.

Tutto l’attrezzo viene così a disporsi in linea e in superficie, mantenuto a galla, oltre che dai grossi galleggianti terminali, dalla serie di sugherelli intermedi. I braccioli, piombati, non corrono il rischio di oscillare troppo vistosamente in alto, a causa di correnti forti, aggrovigliandosi poi sulla madre. Una volta escati gli ami, con pezzetti di filetti di pesce ricoperto della sua pelle, tagliati a striscioline, si lascia derivare l’ “agugliaro” in corrente, sfruttando quelle di entrata e di uscita lagunare, sulle quali sogliono stare i banchi di Aguglie. La barca segue lentamente il procedere dell’attrezzo, intervenendo ogni qualvolta si renda necessario correggerne la “rotta” o la disposizione e per slamare i pesci che a mano a mano vengono catturati.

Tags: , ,

2 Commenti a “PARANGALE O PALAMITO”

  1. sandro Scrive:

    si puo essere sanzionati se si hanno in auto piu’ di 200 ami ? Oppure la sanzione puo’ essere applicata solo se si hanno piu’ di 200 ami sulla barca?

  2. admin Scrive:

    si puo essere sanzionati anche se si trovare sull auto perche si pressupone che li siano perche devono essere calati a mare…..

Lascia un Commento

Stato Luna

PESCAONLINE.NET © Tutti i diritti riservati