TERMINALI DA ROCKFISHING
TERMINALE A LENZA MORTA
Rientrano in questa categoria i terminali che vengono montati su lenze madri prive di piombo ed il peso minimo per effettuare il lancio viene affidato al peso dell’esca. Questi terminali sono anche adatti per la pesca con il vivo, dove sarà anche impiegato un galleggiante sulla lenza madre o sul filo di bobina. Come costruzione, ricalcano le caratteristiche dello short e del long arm, montati però con più ami, da 2 a 5, di numero variabile a seconda dell’esca. Sono da consigliare con mare molto mosso, nel rock notturno e in condizioni di mangianza visibile in vicinanza della costa. Infatti, montando un’esca intera morta e lanciando in vicinanza della zona di mangianza la ferrata è quasi certa. A volte può essere utile appesantire questo terminale per poter raggiungere distanze maggiori, soprattutto se la taglia delle esche da impiegare è insufficiente. Si impiega di solito del filo o della spiralina di piombo oppure dei pallini di piombo (di misura adeguata), adeguatamente distribuiti su tutta la lunghezza del terminale. Di contro, se l’esca è troppo pesante e la si vuol far lavorare più alta oppure richiede di essere movimentata un po’, possono essere impiegati piccoli galleggianti a palla oppure perline galleggianti, distribuiti adeguatamente su tutta la lunghezza del terminale.
Pater Noster
Con questo nome si intende un terminale con 2 o 3 braccioli, notissimo ai surf castman e utilizzabile anche nel rock fishing con qualche piccolo accorgimento legato alla posizione dell’amo più basso. In effetti, nel rock il problema è contrario a quello presente nel surf dove il primo amo pesca praticamente sul fondo, mentre nel rock deve pescare ad una certa altezza dal fondo, altezza variabile a secondo della natura del fondale e della profondità della zona di pesca. Un buon pater noster è costituito da uno spezzone di circa 1.5 metri dello 0.35 / 0.45 montato con 2 o 3 braccioli dallo 0.20 allo 0.30, di lunghezza e diametro scalare dal primo all’ultimo amo. Per evitare ingarbugliamenti in condizioni di mare mosso, adotteremo un accorgimento particolare: il bracciolo con cui è legato l’amo và collegato al trave tramite un pezzo di cavetto metallico che, essendo più rigido del monofilo, lo terrà a debita distanza dalla lenza madre.
La lunghezza dei braccioli deve essere tale da non permettere agli ami di agganciarsi tra di loro quando sono in pesca sul fondo. In condizioni di mare appena mosso o nel rock fishing notturno con mare calmo, tale accorgimento è superfluo. I braccioli vengono armati con ami che vanno dal n° 5/8 per il primo bracciolo per arrivare al n° 1-1/0 per il terzo. Il collegamento tra i braccioli e la lenza madre si ottengono con una girella a tre vie, come illustrato nello schema.
LONG-ARM
E’ costituito da uno spezzone di monofilo lungo da 1 metro fino a 2/2,5 metri, di diametro compre tra lo 0.25 e lo 0.45, armato con un solo amo che a seconda dell’esca e della specie insidiata potrà variare dal n. 5 alla misura 1/0-2/0. Il terminale è collegato alla lenza madre tramite una girella (vedi schema) e può essere fisso oppure scorrere entro un tratto della lenza madre, delimitato da due stopper e due perline, in modo da renderlo meno rigido e quindi più visibile. A questa soluzione, viene di solito associato l’inserimento di un galleggiante a palla o vicino all’amo, oppure a 40/70 cm da esso. Questo accorgimento contribuisce a rendere ancora più naturale il movimento dell’esca e quindi più gradita al predone. Altra variante del long arm prevede una montatura di ami a “tandem”, da 3 a 5, quando vengono innescate esche voluminose in lunghezza, come il pesce morto, totani e seppie intere.
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